di Fabiola Romano
Abbiamo
deciso di iniziare questo viaggio nella letteratura con due piccole gemme
appartenenti alla letteratura russa dell’ottocento, inserite nella celebre
raccolta de I racconti di Pietroburgo di Gogol’.
Il cappotto e Il naso costruiscono
una amara e nello stesso tempo divertente satira dell'accidiosa burocrazia
russa e degli apparati di tutto il mondo. Non si tratta, infatti, soltanto dei
vizi e delle piccinerie dell'anima russa, ma dei difetti di ciascuno di noi,
che l’autore sa smascherare con la maestria dell'artista e la finezza del
grande psicologo.
Uno dei suoi racconti più noti,
anche per la famosa frase pronunciata da Dostoevskij “che tutta la
letteratura russa è nata dal cappotto”… è appunto Il cappotto.
Gogol’ narra le vicende di Akakij
Akakievic, un impiegato di un ministero incaricato di copiare documenti. Di
animo nobile, egli è l’oggetto di derisione da parte dei colleghi a causa
del suo cappotto ormai rovinato dal tempo. Numerosi sacrifici permettono ad
Akakij di comprare un nuovo cappotto. I colleghi ora lo ammirano, lo fanno
sentire “importante”, ma una notte qualcuno ruba, all’impiegato, il prezioso
indumento. Akakij prova a rivolgersi alle forze dell’ordine e ai pezzi grossi
della società, ma nessuno sembra essere disponibile nei suoi confronti. Il
povero impiegato, costretto a essere sottomesso ancora una volta, “studierà”
un’originale forma di vendetta…
Il naso,
invece, racconta dell’assessore collegiale
Kovalev che una mattina si sveglia senza naso. Lo cerca disperatamente girando
in lungo e in largo, fino a quando lo riconosce sotto le mentite spoglie di un
elegante funzionario che si muove in carrozza. Il maggiore Kovalev prova a
rivolgersi alla redazione di un giornale e al commissariato, ma non ottiene
aiuto, fino a quando un gendarme gli riconsegna il naso smarrito, bloccato
mentre cercava di lasciare il paese.
In questi grotteschi racconti lo
scrittore, come ci dice il nostro Andrea Camilleri, con occhio ironico e
contemporaneo mette a nudo le ingiustizie, i soprusi, il servilismo e i rituali
vanitosi di una piccola borghesia grassa, ignorante e presuntuosa.

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