sabato 14 febbraio 2015

MUSICA: PREMIO TENCO PER FILIPPO GRAZIANI

di Antonio Donadio

La migliore “opera prima” (il miglior album di debutto) del 2014, secondo la giuria del premio Tenco, è Le cose belle, di Filippo Graziani. Con un cognome che non suona del tutto nuovo, Filippo è infatti il figlio di quel Graziani (Ivan), cantautore e chitarrista abruzzese scomparso nel 1997, dalla voce molto particolare che, oltre ad aver collaborato con artisti del calibro di PFM, Lucio Battisti, Francesco De Gregori e Antonello Venditti, nel suo periodo di maggiore successo (fine anni ’70 e inizio anni ’80) ci ha regalato pezzi come Pigro, Firenze, Agnese, Il Chitarrista… brani che giocano ironicamente con la malinconia, e che sfidano l’equilibrio precario tra rock e poesia.

Potrebbe dunque affiorare il solito (ma spesso giustificato) sospetto che Filippo abbia riscosso successo in quanto “figlio di”. Del resto di esempi non ne mancano affatto. Nel mondo della musica (come anche nel cinema, nello sport, nell’arte…) vi sono “figli di” che, per orgoglio o per semplice opportunismo, perché hanno qualcosa da dire, da dimostrare o perché quello è il loro mondo, la loro vita, si cimentano nel lavoro (o nell’arte) dei genitori. Con risultati però non sempre encomiabili.
Ancora prima di sentire il disco, allora, si potrebbe fare una rapida ricerca online per farsi un’idea. Le fonti non sono tantissime: salta subito all’occhio che manca la voce su Wikipedia. Tra i primi risultati vi sono notizie inerenti al festival di Sanremo (una delle canzoni dell’album è stata infatti portata al festival dello scorso anno nella sezione giovani). In cima alla lista vi è quello che si potrebbe presumere essere il suo sito ufficiale (filippograziani.it) e proprio in questo sito vi è una pagina con la sua biografia: …nato e cresciuto in un ambiente pieno di musica, suoni, canzoni e di artisti...”, impara a suonare, inizia a fare serate dal vivo in vari locali, poi ad aprire concerti per noti artisti italiani, culminando con l’apertura della data italiana del tour di Zakk Wilde, nel 2008. “Segue un periodo in cui si trasferisce a New York dove suona nei club del Lower East Side […]. Contemporaneamente scrive canzoni in italiano contaminate dal sapore folk elettronico del nord degli Stati Uniti.” Tornato in Italia pubblica una raccolta live che vuole essere un omaggio alla produzione musicale del padre. Il resto è storia recente: partecipa a Sanremo 2014 con la title track dell’album (appunto Le cose belle) e il 20 febbraio viene rilasciato l’album.
Il fatto che sia andato a suonare oltre oceano per farsi le ossa e che sia un artista che ha iniziato con una carriera live per poi approdare alla carriera discografica, fan ben sperare e un po’ rincuorati si può passare all’ascolto.
 Ascolta il brano

La prima cosa che salta all’orecchio è la voce molto particolare di Filippo Graziani. Alcuni testi lasciano un po’ il sapore insipido di canzonetta pop. Le eccezioni sono costituite da qualche testo con una sfumatura più cantautorale e da un paio di testi più grintosi e addirittura irriverenti come quello di Cervello (traccia 6), brano dal mood rock’n’roll che è uno dei migliori pezzi dell’album, con un riff che rimane in testa, suonato ad inizio canzone da una chitarra acustica e poi, in una piacevole climax, da un sintetizzatore e una chitarra distorta. Il punto di forza del disco è negli arrangiamenti in cui si sente l’influenza dell’esperienza dell’artista negli States.
La title track (traccia 2) è quella portata a Sanremo, forse non la più originale del disco ma comunque carina, con la classica formula chitarra-basso-batteria. Nove mesi e L’effetto seguono una ricetta che offre un gusto folk con l’arpeggio di chitarra acustica, qualche colpo di cassa e cori sul ritornello. Particolarmente audace è Un’altra vita che con un groove niente male, molti effetti e l’impiego massiccio di sintetizzatori vari sembra scaraventare l’ascoltatore, non senza un brivido di piacere, nel synthpop anni ’80.
Il gran finale è Paranoia (decimo e ultimo brano del disco) che, con la chitarra che fa da padrona, colpisce dritto in faccia con un sapore rock e un retrogusto blues.

In definitiva ci si rende conto con sollievo che le paure erano del tutto infondate: Le cose belle è un bell’album che gioca col rock, il folk e l’elettronica e che merita davvero. Un plauso dunque a Filippo Graziani che, se questo è il suo esordio, promette grandi cose.

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